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Palermo, tra cielo e mare, miscuglio di tradizioni e culture, meta turistica ambita e preziosa, regala momenti di eccezionale meraviglia con le sue aree archeologiche. Storia ancora presente che si unisce alle bellezze della natura e parla del nobile passato della città. Un itinerario alla scoperta di ciò che è stato, di ciò che ha portato Palermo ad essere ciò che è: Area Archeologica e Antiquarium di Solunto, Antiquarium, Area Archeologica Monte Jato, Museo Regionale di Palazzo D’Aumale e Parco archeologico-industriale e museo della zolfara di Lercara Friddi.

Area Archeologica e Antiquarium di Solunto

Sul Monte Catalfano, lungo la costa ad Ovest di Palermo, si estende l’antica città di Solunto, con le sue insulae rettangolari definite da un regolare sistema viario. Immane bellezza e suggestione si altri tempi per le testimonianze archeologiche sopravvissute fino ad oggi.

Area Archeologica e Antiquarium di Solunto - Palermo

Queste testimonianze risalgono all’era ellenistico – romana. Quest’area urbanistica si basa su un impianto regolare di tipo greco basato essenzialmente su una larga strada principale che attraversa tutto l’insediamento in senso NordEst-SudOvest. L’agora è delimitata da una grande cisterna pubblica di fronte alla quale si erge un complesso termale con pavimenti a mosaico. Una meravigliosa area archeologica da visitare e ammirare alla quale si accosta l’Antiquarium, aperto dal 2003. È organizzato in due distinte sezioni nelle quali si trovano, da una parte i temi dell’urbanistica e dell’architettura pubblica e domestica di età ellenistica, e nell’altro la documentazione prodotta dai nuovi scavi e la “cultura materiale” della città, dalla sua fase punica fino ad epoca romano- imperiale. Molto interessanti sono le testimonianze relative ai culti e agli usi funerari, nonché alle principali manifestazioni artistico-artigianali della città.

Area Archeologica Monte Jato

L’area Archeologica del Monte Jato è un insediamento risalente all’età protostorica e attivo fino all’alto medioevo.

Area Archeologica Monte Jato

Il primo nucleo, del I millennio in seguito fu ellenizzato (VI secolo a.C.). Il nome greco della città è stato rinvenuto su tegole e monete, ritrovate nel corso degli scavi, ed è Iatoy. Il nome latino è invece Ietas che, trasformatosi nei secoli, in età medioevale diventa Giato.

Museo Regionale di Palazzo D’Aumale

Nel 2001, nel mese di aprile, viene istituito il Museo Regionale di Palazzo D’Aumale, in seguito ad una convenzione tra l’Assessorato Regionale BB.CC.AA. e P.I. e il Comune di Terrasini. L’ottocentesco edificio, che sorge sul lungomare di Terrasini, fu voluto dal Principe di Partanna e Duca di Floridia, Don Vincenzo Grifeo, ed acquisito in seguito dal Duca d’Aumale, figlio di Luigi Filippo, re di Francia e di Maria Amelia di Borbone, per sistemarvi i magazzini per la conservazione del vino, prodotto dal Duca nella sua fattoria dello Zucco, a pochi chilometri da Terrasini.

Museo Regionale di Palazzo D’Aumale

Il museo vanta un considerevole patrimonio formato, in maggior parte, dalle collezioni etnografiche (carretti, modellini di barche, cultura materiale) e dalle collezioni naturalistiche (paleontologiche, malacologiche, entomologiche, ornitologiche e dei mammiferi) alle quali si aggiungono i reperti archeologici marini e terrestri rinvenuti durante le campagne di scavo sul territorio.

Parco archeologico-industriale e museo della zolfara di Lercara Friddi

Parco archeologico-industriale e museo della zolfara di Lercara Friddi è un sito di notevole interesse archeologico ed antropologico per la presenza dello zolfo e del suo comprovato utilizzo sin dall’era preistorica. Quest’area è sita all’interno della fascia centrale della Sicilia, tra il fiume Torto e l’Imera settentrionale, il Salso-Imera e la valle del Platani, un luogo molto importante nei diversi periodi storici. Un’area archeologica che ci porta a conoscenza della storia dello zolfo e del suo utilizzo, come pietra che brucia, come rimedio per la scabbia (“succo di limone e zolfo” oppure “zolfo, limone e polvere da sparo”, o anche “succo di limone, zolfo e olio”), per la cura della puntura di tracìna e tanti altri ai quali si unisce anche un utilizzo bellico. Già i romani conoscevano lo zolfo e lo mescolavano ad altre materiali combustibili, per poi utilizzarlo durante i conflitti.

Nel XVIII lo zolfo diventò molto importante a seguito della scoperta di Leblanc (inventore soda caustica) che lo utilizzò nel suo procedimento.
Da allora lo zolfo fu richiesto da ogni parte d’Italia e del mondo e la Sicilia guadagnò molto dalle continue richieste di questo prezioso materiale.

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