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Santa Teresa di Riva – Messina

Santa Teresa di Riva – Messina
Messina

Santa Teresa di Riva

Santa Teresa di Riva è un comune della Regione Sicilia in provincia di Messina.
Poco più di 9.00 abitanti per un piccolo paese delle coste orientali della bella regione.

Un piccolo paese che però non manca in bellezza e fascino dati dalla storia e dalla natura. Centro agricolo, commerciale e turistico Santa Teresa di Riva sin dalla metà dell’Ottocento è stata sede di un importante mercato quindicinale, riferimento di tutta la Sicilia orientale.

Storia di Santa Teresa di Riva

Le origini di questo paese risalgono al IX secolo a. C. quando i Fenici gli diedero vita fondando una piccola stazione commerciale che si estese sempre di più e nel 400 a. C. aveva già una discreta popolazione formata da Siculi, Fenici e Greci. I greci che abitavano Santa Teresa provenivano da Naxos che in quel periodo fu distrutta per mano del tiranno di Siracusa, Dionigi. I greci chiamarono questo piccolo paese Phonix, Fenice, in riferimento ai primi abitanti. Nel 314 a. C. Phonix fu occupata dall’esercito del tiranno Agatocle che aveva, come obiettivo principale, quello di conquistare l’intera Sicilia. Secondo le fonti storiche nel 36 a. C. in questi territori si accampò anche l’esercito romano di Sesto Pompeo.

Successivamente, tra il III e il IV secolo a. C. Phonix venne completamente cancellata da un brutale evento sismico o alluvionale in concomitanza con il deterioramento del potere romano. Iniziarono le invasioni barbariche e dei pirati che rendevano la vita dei paesi sulla costa molto insicura e per questo motivo gli abitanti di Phonix non ricostruirono il loro paese e scelsero posti più sicuri.

Dopo i barbari arrivarono i Vandali, gli Ostrogoti, gli Arabi e i Normanni. Nel 1139 Ruggero il Normanno fondò la Baronia di Savoca che comprendeva diversi piccoli paesi e divenne una potete città feudale che raggiunse il suo massimo splendore tra l’inizio del XV secolo e la fine del XVIII. Phonix fu sostituita da Marina di Savoca un lembo di terra abitata da pochi agricoltori e pescatori che la notte, per paura di qualche aggressione, ritornavano nella cittadella fortificata di Savoca.

A partire dai primi anni del XVI secolo si stabilì nella Marina di Savoca la famiglia dei Bucalo che ebbe in concessione un’enorme fetta della zona litorale e qui costruirono una chiesa dedicata al SS Crocefisso. Ma la loro opera non terminò qui. Nei due secoli durante i quali questa famiglia dominò, furono coltivati diversi terreni abbandonati e si creò nuova ricchezza. Dopo la famiglia Bucalo questi territori passarono in mano al Marchese Carrozza.

Quando terminò la minaccia di invasioni piratesche, intorno al XVIII secolo, la costa iniziò nuovamente a popolarsi e sorsero i primi insediamenti a Marina di Savoca. Iniziò la costruzione di case, palazzi, chiese e qualche opificio. Ma la distruzione era di nuovo alle porte e nel 1763 ci fu un violento tifone che portò morte e distruzione. Ma questa volta Marina di Savoca risorse, seppur lentamente, e nel 1820 era già un fiorente centro agricolo grazie alla coltura di vite, limone e baco da seta. Nel 1830 ci fu una nuova e violentissima alluvione che, anche se questa volta Marina di Savoca resistette, portò un netto rallentamento dello sviluppo.

Nel 1840 Don Antonio Russo Gatto costruì un grande opificio per la lavorazione di agrumi e derivati e nello stesso periodo sorsero due importanti pastifici. Le basi per lo sviluppo economico erano poste ma l’amministrazione, formata da nobili parassiti, lo ostacolava con continui soprusi. Il 23 luglio 1820 gli abitanti si ribellarono e distrussero numerosi palazzi. Gli scontri continuarono fino al 1853. Dopo questo violento periodo finalmente l’autonomia e il 1 luglio del 1853 il Re delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone, firmò il decreto che sanciva la divisione tra Savoca e Marina di Savoca e i Marinoti la battezzarono con il nome di Santa Teresa, in onore alla moglie di Ferdinando II.

Nell’estate del 1854 il paese di Santa Teresa fu colpito da un’ondata di colera che portò carestia e fame ma solo un anno più tardi fu eletto capoluogo del Circondario di Savoca. Fu qui che furono stabilite le sedi del regio Giudicato e la prigione circondariale. In quegli anni fu aperta anche la prima scuola, ad opera del Sac. Don Antonio Castorina, cosicché tutti i bambini potessero imparare a leggere, scrivere e contare. Fu con l’Unità d’Italia che fu aggiunto il suffisso “di Riva” per distinguere il paese dall’omonimo centro sardo, furono istituite la caserma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

Ma al di là di quanto si pensasse l’Unità d’Italia diede il via ad un periodo di decadenza e dal 1870 la coltura della vite fu progressivamente sostituita da quella del limone e perciò nacquero numerosi opifici. Nell’ultimo periodo del XIX secolo vi fu un notevole incremento demografico ed edilizio poiché numerose famiglie dei paesini in collina decisero di trasferirsi. Iniziano a sorgere diversi e bei palazzi e iniziarono i lavori per la Chiesa della Sacra famiglia. Nel 1908 ci fu un violento terremoto che portò altre distruzioni di palazzi ma per fortuna non ci furono ulteriori danni. Con il XX secolo nacquero anche numerose imprese industriali e la borgata di Furci si separò dal comune di Santa Teresa di Riva che durante gli anni del fascismo fu soggetta ad un ulteriore sviluppo demografico ed edilizio. All’inizio del 1930 ci fu una grave crisi che colpì gli agrumeti di Santa Teresa e le fruttuose terre in poco tempo restarono desolate per poi tornare, solo cinque anni più tardi, a rifiorire come nei migliori tempi.

Durante il secondo conflitto mondiale Santa Teresa di Riva diventò base dei tedeschi che erano disposti a raderla al suolo pur di arrivare a Messina prima dei nemici americani e fu per questo motivo che i santateresini abbandonarono la loro città cercando riparo nelle zone circostanti ma ben presto i tedeschi furono costretti ad abbandonare l’intera isola e così Santa Teresa fu salva. Santa Teresa da Riva fu occupata dagli Alleati il 17 agosto del 1943 nei punti più importanti della città per poi marciare su Messina che conquistarono facilmente. A Santa Teresa fu costruito un importante caposaldo e la Chiesa della Sacra Famiglia occupata. Sul finire del conflitto ci fu un episodio che ha distinto Santa Teresa e i suoi abitanti per coraggio e solidarietà, un incidente nel quartiere Bolina che riportava a casa i prigionieri dei campi nazisti, i morti furono 13 e i feriti 21.

Iniziarono pian piano a nascere nuove borgate e sorsero nuovi edifici pubblici per scuole medie e superiori. Nel novembre del 1958 si abbatté su Santa Teresa una violenta alluvione che mise in ginocchio il quartiere Bucalo per 7 giorni durante i quali perse la vita un’anziana signora. Dagli anni settanta la coltura del limone e le industrie produttrici andarono in crisi e per Santa Teresa di Riva fu la fine della sua vocazione prettamente agricola per averne una anche turistica e commerciale. In contrapposizione dunque ci fu un forte sviluppo urbanistico e edilizio che tutt’oggi continua.

Cosa vedere a Santa Teresa di Riva

Santa Teresa di Riva, come visto, è un paese ricco di storia e di arte che hanno accompagnato la sua vita, nella buona e nella cattiva sorte. Tra le architetture religiose merita sicuramente una visita il Santuario – Parrocchia Santa Maria del Carmelo (Chiesa Madre), edificata nel 1929 ed inaugurato il 1934. È un edificio in stile neo romanico a tre navate le quali sono delimitate da colonne con capitelli corinzi.

Al suo interno soffitto castellato a cassettoni realizzato in cemento armato, pavimento marmoreo, un bellissimo pulpito e il simulacro della Madonna del Carmelo del 1887. Il catino dell’abside è stato affrescato nel 1947 da artisti locali e raffigura i quattro evangelisti. Al lato del transetto vi sono due grandi tele raffiguranti la Madonna del Carmelo che conforta le anime purganti e la Madonna del Carmelo che dona il Santo Abitino a San Simone Stock.

All’interno della chiesa vi sono 5 altari, il più grande è in marmo ed è stato realizzato nel 1934. Anche l’organo della chiesa è molto pregevole ed è stato realizzato nel 1966, uno dei più importanti della provincia di Messina. La facciata esterna della chiesa presenta mosaici a lunetta sulle tre porte di ingresso rappresentanti la Madonna del Carmelo, la Crocefissione di Cristo e San Francesco Saverio.

Da non dimenticare i simulacri lignei, di San Giovanni Battista (secolo XIX), dell’Immacolata Concezione (1914), San Giuseppe (1950), San Giovanni Bosco (1950), San Domenico Savio (1964), che ancora oggi si ammirano all’interno della chiesa. Vicino la Chiesa sorge la Casa Canonica (1937) anch’essa in stile neo romanico. All’interno pregevoli affreschi con scene della Sacra Scrittura ed alcune scene ottocentesche.

Dopo questo spettacolo è bene non perdersi la Chiesa della Sacra Famiglia eretta tra il 1903 e il 1934. Questa chiesa si trova al centro della cittadina e presenta un’unica navata in stile barocco con soffitto ligneo. Anche l’altare principale è in stile barocco con un pregevole tronetto per l’esposizione eucaristica. La facciata principale presenta una meravigliosa vetrata che rappresenta la Sacra Famiglia. Nel 1943 la chiesa subì l’occupazione delle truppe inglesi e fu adibita ad ospedale militare. All’interno di questa chiesa si trovano opere di grande pregio quali l’icona della Sacra Famiglia ed il Crocefisso ligneo che domina l’abside.

A seguire la Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, nella parte Meridionale del paese. Questa chiesa ha una storia molto particolare poiché la sua costruzione, nel 1795, fu voluta da un capitano che due anni prima era scampato alla morte nelle acque lì vicino e chiese aiuto alla Madonna di Porto Salvo. Nel 1854 la piccola chiesa venne ampliata per essere sconsacrata un secolo più tardi e abbattuta nel 1975. L’attuale edificio fu costruito nel 1952, nei pressi del vecchio sito, in stile neo romanico a croce latina con un’unica navata. All’interno si trova un meraviglioso mosaico raffigurante Cristo Pantocratore del 1995 e una pregevole statua lignea della Madonna di Porto Salvo.

Altre chiese nel paese di Santa Teresa di Riva sono la Chiesa di San Vito del 1706, la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù del 1922, la Chiesa delle Madonne delle Grazie del 1707, la Chiesa di San Gaetano del 1746, la Chiesa di San Sebastiano e la Chiesa della Madonna del Rosario.

Ma non sono solo le chiese a fare bella Santa Teresa di Riva ma anche le numerose architetture civili, quali Villa Crisafulli – Ragno – Palazzo della Cultura che venne edificato nel 1890 in stile neo classico al centro della città con annesso un grande parco. Nel 2002 questo maestoso palazzo è stato acquistato dal comune ed stato interamente restaurato per diventare poi la sede dell’Unione dei Comuni delle Valli joniche dei Peloritani.

Villa Carrozza, del 1870, è un bellissimo esempio di palazzo in stile liberty che sorge al centro di un parco. Palazzo Caminiti, del 1850, in stile neo classico; Palazzo Lo Re – Ilardi del 1840 di fattura prettamente ottocentesca; Palazzina Atelana del 1920 in stile Liberty e Palazzo Scarcella, un antico casale di campagna che venne edificato dalla facoltosa famiglia degli Scarcella nel 1740 come loro residenza di campagna. Tra le architetture militari vanno annoverate la Torre dei Saraceni che sorge accanto alla Chiesa della Madonna del Carmelo. A contrario di quanto dice il nome questa torre non fu costruita da i saraceni ma edificata in loro difesa. La sua costruzione risale al XII secolo, ha forma cilindrica con annessa palazzina di due piani in vista ed altri tre sotterranei. I piani sotterranei, probabilmente, un tempo non lo erano e sono stati coperti solo in seguito agli alluvioni del 1934 e del 1958. La torre e la palazzina furono fino al 1500 circa la sede estiva dell’Archimandrita di Messina, padrone di queste terre, dopo di che fu concessa alla famiglia dei Bucalo che la ampliarono e costruirono una piccola chiesa nelle vicinanze. La Torre restò nelle mani dei Bucalo fino al 1708 quando fu donato ai Gesuiti che lo mantennero fino al 1767. In questo anno la torre passo in possesso dei Marchesi Carrozza. Nel 1892 la fu comprata dall’ingegnere Giuseppe Pelleri che la restaurò, in seguito ai bombardamenti dei Borboni che aveva subito.

Gli attuali proprietari sono ancora i discendenti della famiglia Pelleri. Questa torre era collegata, tramite una galleria sotterranea, alla Torre del Baglio che oggi versa in condizioni di degrado. Prende il nome dall’antico quartiere nel quale si trovava e non si conosce il periodo preciso della sua edificazione, probabilmente XVI secolo per mano della stessa famiglia dei Bucalo. Dalla fine del settecento appartenne alla famiglia di Angelo Caminiti. Il bombardamento dei Borboni distrusse parzialmente questa torre e totalmente la palazzina eretta al suo fianco. Gli attuali proprietari di questa torre sono i Pagliuca di Scaletta Zanclea. Oltre queste due torri esiste la Torre di Catalmo a pianta quadrata e due elevazioni. Anticamente sorgeva al centro della cittadina di Phonix per volere di Don Pietro Trimarchi che la costruì non solo in difesa dei barbari ma anche per difendersi dal suo personale nemico Paolo Storiali. Per tutto il XVIII secolo la torre di Catalmo fu un importante punto strategico militare ma sul finire dello stesso secolo perse la sua importanza data la fine delle scorrerie piratesche. Oggi è monumento nazionale anche se fino al 1970 era stata adibita ad abitazione civile. Esistono altre due torri a Santa Teresa di Riva delle quali restano poche tracce: Torre Avarna e Torre Varata.

Altre informazioni e curiosità su Santa Teresa di Riva

Santa Teresa di Riva è un paese suddiviso in numerosi quartieri quali: Bucalo, Fiorentino, Sparagonà, Sacra Famiglia, Borgo Marino (o Macello), Torrevarata, Pozzo Lazzaro, Gambero, Ciumaredda, Cantidati, Porto Salvo, Barracca, Bolina e Catalmo che si trovano al centro della città, mentre nell’interland si trovano: Landro, Casalotto, Quartarello, San Gaetano, Giardino, Misserio e Fautarì.

La festa più importante di questo paese è quella patronale in onore di Santa Maria del Carmelo celebrata il 16 luglio. Le origini di questa festa risalgono al XIX secolo. Durante questa festa viene portato in processione per la città il simulacro ligneo della Madonna del Carmelo. Sempre durante il mese di luglio si tengono anche i festeggiamenti nella Parrocchia della Sacra Famiglia dei Santi Cosma e Damiano.

Anche la festa che si tiene in onore della Madonna di Porto Salvo, la prima domenica di agosto, è molto bella e suggestiva poiché il simulacro della Vergine arriva via mare dopo aver percorso tutto il litorale seguita da numerose barche dei devoti. A Santa Teresa di Riva si trovano anche una biblioteca Comunale, all’interno del Palazzo della Cultura e due teatri, il Teatro Val d’Agro e l’Auditorium delle Ancelle Riparatrici. In questo bellissimo paese nel 1991 sono state girate anche alcune scene del film comico di Roberto Benigni Johnny Stecchino e nel 1997 è stata location del telefilm la “Vita Rubata” prodotto dalla Rai. Nei dintorni di questo paese si trova anche il Parco Letterario di Salvatore Quasimodo, a Roccalumera. Finisce qui il viaggio a Santa Teresa di Riva un eccellente paesino che vanta numerose bellezze storiche, artistiche e naturali. Noi di Esplora Sicilia ve la consigliamo per passare dei giorni indimenticabili, divisi tra la bellissima spiaggia e gli affascinanti paesaggi naturali e storici. Inoltre questo bel paesino vanta la vicinanza ad altre mete siciliane di encomiabile bellezza quali Taormina e i Giardini Naxos.

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