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Riserve Naturali Enna

Riserve Naturali Enna
Parchi e Riserve della Sicilia

Riserve Naturali Enna

Riserve Naturali di Enna

Nel cuore della Sicilia, a pochi passi dalla città di Enna, la natura e il verde dominano incontrastati.
È in questi luoghi che si può scoprire l’altra faccia della Sicilia, quella fatta di laghi, di verde, di rami che seguono l’andare di piccoli torrenti, del sole che prova a farsi strada tra la fitta vegetazione. Per chi ama la natura e soprattutto perdersi tra i suoi odori e colori le riserve naturali della provincia di Enna sono davvero il meglio, sono 6 una più bella e affascinante dell’altra: Lago di Pergusa, Monte Altesina, Sambughetti-Campanito, Vallone di Piano della Corte, Rossomanno Grottascura Bellia e Montecapodarso e Valle dell’Imera Meridionale.

Lago di Pergusa

Lago di Pergusa

Il lago di Pergusa, a pochi chilometri dalla città di Enna, è una rarità della natura siciliana, difatti è uno dei pochi laghi naturali presenti sulla bell’isola. Le sue dimensioni sono ridotte, ma la sua importanza geologica, cultura e faunistica sono enormi tanto da essere la prima riserva ad esser stata istituita nella Regione Sicilia e esser stato dichiarato, dall’Unione Europea, sito di interesse comunitario. Il lago si trova a Pergusa, frazione di Enna, ed è circondato da colline che gli fanno da cornice. Si alimenta di acque piovane ed è di origine tettonica.

Alla fine del XX secolo, data la siccità e mancanza di piogge, le sue condizioni erano molto peggiorate facendo scendere i livelli di guardia al di sotto della media, ma negli ultimi anni sono tante le misure di prevenzione che si stanno adottando.

Bacino Lago di Pergusa

La bellezza di questo lago è stata, in passato, anche ispiratrice di scrittori: da Ovidio a Cicerone, da Livio a Diodoro Siculo e tanti altri. Una delle storie mitologiche narra che Persefone, figlia di Demetra, fu rapita, dal dio degli inferi, mentre raccoglieva fiori ai bordi del lago. La madre Demetra la cercò per giorni ovunque mentre Ade la faceva sua sposa. Demetra, intenta nella ricerca dell’amata figlia, cominciò a trascurare e i suoi doveri di Dea della Fertilità e provocò una grave carestia. Al decimo giorno Zeus, preoccupato, svelò a Demetra dove si trovasse la figlia e permise che le due donne vivessero insieme solo per un periodo dell’anno (Persefone infatti tornava sulla terra, con la madre, solo per sei messi all’anno). Demetra accettò questa condizione ma ne stabilì una a sua volta, ovvero che nei sei mesi lontana dalla figlia la sua tristezza sarebbe stata condivisa anche dalla terra.

Fu così che nacquero l’inverno e l’autunno. Questo lago, oltre che protagonista della storia mitologica, è anche dimora di diverse specie di uccelli che durante la loro fase migratoria, verso l’Africa, vi si soffermano. Nei mesi primaverili si possono ammirare garzette, aironi cenerini, nitticore e mignattai; mentre in quello invernale l’alzavola, il mestolone e il fischione. Nelle limitrofe zone fangose si trovano altre specie ornitologiche quali: il chiurlo maggiore, il totano moro, la pettegola, la pettegola e il beccaccino. Periodicamente le acque di questo lago si tingono di rosso, creando uno degli spettacoli più affascinanti della natura. Artefice di ciò è il Copepode, un piccolo gambero, che per proteggersi dai raggi del sole estivo si tinge di rosso. A circondare il lago vi è la Selva Pergusina ricca di querce caducifoglie e sempreverdi. Altre specie presenti nella Selva sono Cannuccia palustre, il Giunco, la Calistegia etc. Diversi sono gli studiosi che nel corso degli anni hanno concentrato le loro ricerche su questo lago e sulla selva circostante.

Monte Altesina

Monte Altesina

Monte Altesina è la vetta più alta degli Erei e presenta una doppia cima, una di 1192 e l’altra di 1180 metri dal livello del mare. Si trova nel cuore della Sicilia e sul suo territorio, nel corso degli anni, sono passate diverse popolazioni che hanno lasciato diversi resti esposti oggi nel Museo Archeologico di Palazzo Varisano di Enna.

La Riserva Naturale Orientata di Monte Altesina si estende tra il territorio di Leonforte e Nicosia.
Dalle vette di questa riserva è possibile ammirare uno dei panorami più affascinanti di tutta la Sicilia, potendo godere della vista dell’intera isola. La riserva è stata istituita il 25 luglio del 2009 ed è gestita attualmente dall’Azienda Foreste Demaniali di Enna. Pochi metri più sotto delle vette si estende il relitto di una lecceta (il leccio è una specie di quercia sempreverde che a giugno fiorisce) che a quote più basse si fonde con querce caducifoglie.

foto monte altesina

Le specie erbacee che si possono incontrare nel cammino sono il ciclamino napoletano, l’avena, l’aplenio maggiore, il cerfoglio meridionale. Dove il bosco si dirada si trovano invece diversi rovi quali la rosa canina e il bianco spino.

Questa vetta è anche piena di fiori: il papavero rosolaccio, i giaggioli, la bella vedova, il colchico di Bivona, l’anemone fior di stella, l’asfodelo, il ciclamino, l’acanto spinoso, il lampagione, il narciso selvatico e diverse specie di orchidee. I mammiferi che abitano nel sottobosco sono il quercino, la lepre appenninica, il coniglio selvatico, il gatto selvatico, la donnola, l’istrice e la volpe. Tra i rettili è possibile trovare il ramarro, la luscengola, l’emidattilo, la vipera, il biacco, il gongilo ocellato, la lucertola campestre, la lucertola wagleriana e il saettone.

Nel territorio del Monte Altesina sgorga anche il fiume Dittaino che attraversa la provincia di Enna e nel corso del tempo ha creato una valle (Valle del Dittaino). Nel fiume vivono la biscia d’acqua, il rospo comune, lo smeraldino e la raganella. È chiaro che dal punto di vista naturalistico questa riserva ha una grande importanza ma anche dal punto di vista culturale ed archeologico non è da meno, difatti sono state ritrovate tracce di insediamenti umani dalla preistoria al medioevo. Durante l’età del bronzo e per la prima metà dell’età del ferro il Monte Altesina fu utilizzato come necropoli.

Sambughetti Campanito

Sambughetti Campanito

La Riserva Sambughetti e Campanito è la più grande di tutta provincia ennese e si estende sul territorio di Nicosia e Cerami. Dall’alto valore naturalistico grazie alla varietà di ambienti naturali e alle biodiversità che vi abitano. Il monte Sambughetti con i suoi 1559 metri e il monte Campanito 1512 sono i più alti della provincia e appartengono alla catena montuosa parallela ai Nebrodi. La Riserva è divisa in due zone A e B.

Il territorio della riserva comprende degli ambienti naturali molto diversi tra di loro: zone umide con particolari e rare fauna e flora, pascoli montani, faggete e quercete (in questa riserva cresce la Quercus Suber).
Uno dei boschi più importanti a livello faunistico è il Bosco della Giumenta.

Foto Sambughetti Campanito

Passeggiando lungo la riserva, nella stagione invernale, è facile imbattersi in paesaggi quasi nordici, difatti non manca la neve, le acque ghiacciate e piccoli laghi (il più alto dei quali a 1350 metri dal livello del mare), per un istante ci si dimenticherà di essere nella terra del sole. Durante l’estate è un’esplosione di verde, da valle fino alla cima è possibile perdersi in lunghe distese di pioppi e faggi e trovare di tanto in tanto qualche piccolo lago. Nel comune di Cerami si estende una delle sugherete più alte del Mediterraneo “Suvarita” di Monte Coniglio.

In questo ambiente vivono diverse specie di uccelli acquatici come il porciglione e l’aquila del Bonelli.
Nei boschi sono diverse le specie di mammiferi che vi vivono, la volpe, il gatto selvatico, l’istrice, la lepre e il coniglio e quelle di rettili la biscia dal collare e la vipera Hugyi. Nelle zone più umide è possibile imbattersi in rospi comuni verrucosi, discoglossi e diversi invertebrati.

Tra gli affascinanti luoghi di questa riserva si possono anche ammirare alcuni resti che la storia ha voluto lasciare: un antico acquedotto medievale, una scala bizantina e dei cerchi nei quali veniva conservata la neve. Un altro posto lontano dal clamore, dal mare e dalla folla che conserva la sua natura al riparo da ogni possibile danno. Percorrere questi luoghi è un’esperienza affascinante e indimenticabile a contatto con la vera natura che meraviglierà con le sue numerose e diverse manifestazioni.

Vallone di Piano della Corte

Vallone di Piano della Corte

Nel territorio di Agira, in provincia di Enna, al centro dei monti Erei si estende la Riserva Naturale del Vallone di Piano della Corte dall’elevato valore botanico e paesaggistico.

Questo ritaglio di terra conserva la natura intatta con la sua foresta, il piccolo fiume, salici, pioppi, oleandri e querce a differenza delle confinanti zone selvaggiamente urbanizzate. Il Vallone si estende sulle rive di un piccolo torrente che nasce sui monti Erei.

Nella parte centrale del Vallone si trovano delle rocce sedimentarie con marne argillose azzurre che consentono la formazione di piccole conche d’acqua, dei microambienti davvero suggestivi. La parte meridionale invece si caratterizza per la presenza di depositi alluvionali lasciati da un torrente che anticamente vi scorreva.

grotta-del-monello

La flora che costeggia le rive del piccolo torrente è rigogliosa e conserva la tipica vegetazione igrofila e quella erbacea anfibia. Nella parte superiore della riserva è possibile ammirare pioppi, salici, querce, camedri, lentischi, stracciabraghe e la rosa di San Giovanni. La fauna che vive in questo posto incantato è varia, si possono incontrare numerose farfalle che colorano il paesaggio, piccoli mammiferi come il coniglio, la volpe rossa, la donnola, il riccio, l’istrice, etc. Tra i rettili, che vivono nei posti più poveri di vegetazione, possiamo annoverare il ramarro, la tarantola muraiola, il biacco, la lucertola siciliana e quella campestre.
Nel fiume e nei suoi pressi vivono invece il rospo, il discoglosso e la rana dei fossi. Gli uccelli si presentano in numerose specie come la poiana, il gheppio, il barbagianni, la civetta, l’assiolo, l’averla capirossa, il gruccione e il codibugnolo siciliano. La Riserva ospita inoltre il laboratorio Naturalistico Ambientale che si trova a Palazzo Giunta, nel centro storico di Agira.

Riserva Rossomanno Grottascura e Bellia

Riserva Rossomanno Grottascura Bellia

Tra i monti Erei nasce la Riserva Rossomanno Grottascura Bellia su i territori di Aidone, Valguarnera e Piazza Armerina. È stata istituita nel 2000 al fine di conservare e tutelare gli altipiani di conifere tra pianure e pendii. Cime superiori agli 800 metri dal livello del mare che ospitano aree archeologiche (Cozzo Matrice e la Montagna di Marzo) e profondi solchi torrentizi (Simeto e Salso Imera).
Su queste terre è stata accertata la presenza umana a partire dall’età del rame (VIII-VII secolo a. C.) fatto che dà un’alta rilevanza archeologica alla riserva.

Nel 1394 il paese di Rossomanno fu interamente raso al suolo dalle truppe regie per punire il signore locale, Scaloro degli Uberti e la popolazione fu interamente trasferita ad Enna.

Foto Riserva Rossomanno Grottascura Bellia

Oggi restano solo alcune tracce degli antichi paesi che abitavano questa terra, come Serra Casazze: spesse mura di cinta, necropoli, resti di antichi riti, case, tombe circolari, un convento e una piccola chiesa bizantina. Nella Riserva è incluso anche il Parco della Ronza nelle vicinanze del quale è possibile ammirare i “Pupi Ballerini” o “Pietre incantate” alte fino a tre metri formatesi con acqua molto calcarea. Su queste pietre la fantasia non ha avuto limiti attribuendovi diversi significati dai folletti notturni ai riti divini del passato.

Il Parco della Ronza ha diverse zone attrezzate per pick nick e scampagnate a contatto con la natura e ospita il Centro di Recupero per la Fauna Selvatica che funziona anche come laboratorio di educazione ambientale.

La flora della Riserva è costituita da conifere, eucalipti e un antico querceto. Nel sottobosco ci sono diversi tipi di rovi misti ad arbusti quali, rosa selvatica, liane di Salsapariglia, pungitopo, timo arbustivo, cisto rosso, biancospino e tanti altri. Gli animali che abitano la Riserva sono il cinghiale, il daino, il coniglio selvatico, la volpe, la donnola e il toporagno di Sicilia. Tra i rettili ci sono la lucertola campestre, il ramarro occidentale, il biacco, il rospo smeraldino.

All’interno della Riserva, inoltre, sono state censite 42 specie di uccelli tra le quali la poiana, il gheppio, il pellegrino, la quaglia, il cuculo, il gruccione, il torcicollo, il picchio rosso maggiore, la cappellaccia, la tottavilla, il codirosso spazzacamino, il saltimpalo, il rampichino, il fringuello, la passera sarda, il verzellino, il fanello, il cardellino e lo zigolo nero.
In questa riserva sono numerose le escursioni che si possono fare, a piedi o in bici, tutte per godersi la bellezza della natura intatta.

Monte Capodarso e Valle dell’Imera Meridionale

Monte Capodarso

La riserva di Monte Capodarso e dell’Imera Meridionale si estende tra le province di Enna e di Caltanissetta e interessa i comuni di Enna, Caltanissetta e Pietraperzia. È una delle maggiori riserve, uno dei polmoni dell’isola del sole, dove il verde regna incontrastato e la natura può risplendere nella sua massima espressione. Istituita con Decreto Regionale, nel 1999, al fine di proteggere le specie animali e vegetali che vivono nei diversi ecosistemi, dalle miniere di zolfo alle aree archeologiche, che compongono la Riserva.

Monte Capodarso e Sabucina ospitano il lento andare del fiume Imera, dando vita ad un favoloso paesaggio del quale restare incantati. Nel fiume Imera confluiscono altri due fiumi minori: Morello e Torcicoda.

Valle dell’Imera Meridionale

È il fiume Imera il protagonista di questo spettacolo, che nel suo incedere, senza sosta, crea dei giochi d’acqua fantastici, insinuandosi tra le rocce, risplendendo nel verde e in alcuni tratti creando delle sinuosità simili a stagni, dimora di diverse specie di animali.
Ad ovest del fiume si estende la provincia di Caltanissetta mentre ad est quella di Enna. Ma anche Monte Capodarso ha qualcosa da dire o più esattamente da mostrare: un imponente roccia calcarenitica di colore ambrato che domina l’intera valle e ospita diverse cavità carsiche inesplorate tra le quali la “Grotta delle Meraviglie”.

Boschi di pino ed eucalipto seguiti da coltivazioni di pistacchi, olivi e mandorli, una flora che cambia a seconda della posizione e vi si adatta di volta in volta. Ampie distese di euforbie che cedono il posto a finocchio selvatico, assenzio, ferula, leccio, oleastro o terebinto. Nel periodo invernale è facile trovare anche lo spazzaforno, il giaggiolo, la bella vedova e il colchico mentre in primavera sono i fiori a colorare il paesaggio. In questa zona sono presenti circa 160 specie di uccelli oltre ad altre specie di animali. La riserva oltre presenta anche degli importantissimi elementi archeologici.

È qui che è stato rinvenuto un villaggio sicano ellenizzato del XII secolo con necropoli e tombe della prima età del bronzo e un misteriosissima scala che scende per alcuni gradini per poi buttarsi nel vuoto della roccia. Diverse sono anche le masserie che presentano dei locali ad uso magazzino e ai piani superiori le abitazioni. La Valle dell’Imera ospita anche numerosi siti minerari mentre sui monti Capodarso e Sabucina si trovano numerose solfatare tra le quali quella di Trabonella, Giumentaro e Giumentarello.

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3 Novembre 2018

Olio extra-vergine d’oliva 2018

La raccolta della produzione 2018 di olive è terminata e il nostro olio extra-vergine d’oliva  è di qualità eccellente come sempre. Da quest’anno il gusto classico è anche presidio Slow Food. Il nostro uliveto ultra centenario è stato riconosciuto come eccellenza italiana. La produzione è monocultivar e la spremitura a freddo per le tre varietà: Nocellara del Belìce: gusto intenso e forte con sentore di pomodoro. Giuseppe consiglia: “con arrosti importanti e bruschette” Cerasuola: gusto classico della varietà trapanese, profumo di erba fresca e carciofo Giuseppe consiglia: “a crudo con le insalate, per il pesto alla trapanese e per una frittura croccante”…