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Musei di Catania

Musei di Catania
Musei e Monumenti

Aree Archeologiche e Musei a Catania

Nella provincia di Catania sono diverse le aree archeologiche e i musei attraverso i quali rivivere i fasti del passato e scoprire le tradizioni e le usanze di una regione bellissima.

Area Archeologica di Palikè, Area Archeologica di Santa Venera al Pozzo, Casa Museo Regionale Giovanni Verga e Museo Regionale della Ceramica, quattro diverse realtà che ci ricordano, ognuna delle quali descrive a proprio modo un mondo lontano, un mondo affascinante, un mondo dal quale è iniziato tutto.

Anfiteatro Romano di Catania

L’anfiteatro romano di Catania risale ai primi secoli del grande Impero ed è uno dei monumenti più significativi della città di Catania. Robusti ruderi ben visibili nella Piazza Stesicoro che si estendono dalla zona meridionale di via Penninello all’incrocio della stessa piazza con via Sant’Euplio ed in senso est ovest dal vico Neve all’area sottostante la chiesa di San Biagio, dove si trova il corridoio che un tempo divideva l’anfiteatro dalla collina.

Del monumentale anfiteatro resta soltanto la parte inferiore, visto che nelle successive epoche è stato utilizzato dapprima come cava di blocchi per la costruzione di nuovi edifici, poi coperto dalle Mura della città in età medievale e moderna. Fu nel XVIII secolo che il Principe Biscari si impegnò per liberare il monumento dagli ammassi e riportarlo alla luce definendolo “… il testimonio più grande dell’antica catanese grandezza …”.

Per volere del Principe l’Anfiteatro fu abbellito da rivestimenti in marmo e da colonnati come indicano alcune lastre ancora sul muro del podio, il bel bassorilievo, raffigurante un cavallo di profilo verso destra, incorniciato da un piccolo fregio a motivi floreali, collocato dal Fichera sul muro che recinge l’area archeologica a sud, ed i numerosi frammenti di colonne rinvenuti.

Area Archeologica di Palikè

L’area archeologica di Palikè è sede di quello che era il più importante santuario per la popolazione sicula. In quest’area si trova l’Antiquarium con la sala espositiva, all’interno della quale si trovano tutti i materiali della saletta didattica. La realizzazione di un’area archeologica ha permesso che fossero salvaguardate la flora e la fauna, tra le quali orchidee selvatiche asfodeli, asparagi, zafaranastro giallo e, per la fauna, upupe e volpi.

L’altura basaltica di Rocchicella si innalza nella valle del Margi, antico cuore dei siculi, dove si trovava il santuario dei fratelli Palici, figli di Zeus e della ninfa Talea. Nell’area si trovavano anche i laghetti, chiamati Naftia in età medievale, adesso scomparsi in seguito alla bonifica agricola degli anni ’60.

Davanti la grotta principale si trova la sistemazione di diversi monumenti, che testimonia la volontà di voler valorizzare il temenos dei Palici. In età romana vi furono almeno due restauri e nel III secolo d. C. avviene una radicale trasformazione e in una delle stanze fu impiantato un mulino.

Area Archeologica Santa Venera al Pozzo

L’area Archeologica di Sanata Venere Pozzo è stata istituita nel 2010 ed è un elemento fondamentale all’interno del Parco Archeologico della Valle dell’Aci per il suo significato storico-monumentale e paesaggistico. In questa zona si trova un’area demaniale, dove si trovano dei resti di un impianto termale romano, un sistema di ambienti di origine greca, trasformato in età romana in impianto industriale con la costruzione di fornaci per la produzione di laterizi per costruzioni e vasellame ed una piccola chiesa dedicata al culto di Santa Venera.

Tra le altre è stato recuperato anche un impianto di irrigazione. All’interno di questa zona si trovava l’ospedale di S. Venera che dal XII secolo in poi svolse funzioni prettamente curative, e non solo di accoglienza come accadeva in passato, e sfruttava gli effetti terapeutici dell’acqua.

Le terme di questa zona (tra Reitana, Santa Venera e Capo Mulini) sono note sin dall’antichità quando nelle volte a botte di entrambe le sale erano presenti file parallele di fori di sfiato costituiti da tubuli di terracotta incassati nella muratura. L’aria calda che era generata nel prefurnium circolava nell’ipocausto, dove si allineavano pilastrini di  mattoni anulari che sostenevano il pavimento soprastante, il vapore quindi si diffondeva risalendo attraverso condotti incassati nelle pareti. Nella parte nord – ovest dell’area archeologica si conserva un edificio di età greca del IV secolo a. C., nei pressi di un fiume oggi scomparso. Questo edificio fu realizzato, in parte, scavando la roccia, e in parte con la muratura di pietra naturale.

In questo edificio venne rinvenuto un pithos a corpo ovoidale con prese ad U capovolta. L’acqua del torrente era convogliata, all’interno dell’edificio nel pithos attraverso una tubazione di terracotta in parte incassata nel muro della casa. Più a nord delle terme si trovano i resti di un edificio del quale si riconoscono ben trentasette ambienti ad uso abitativo. Molto probabilmente, queste strutture furono costruite su altre già esistenti, abbandonate 280 a. C., e nel IV sec. d. C. furono riutilizzate per la costruzione di un impianto per la produzione di vasellame, anfore e laterizi.

All’interno dell’Area Archeologica si trova l’Antiquarium, nella casa Pennisi, lungo via Alimena. L’arredamento di questo museo è stato realizzato per non creare troppa distanza con l’idea della vecchia residenza di campagna. All’interno di questo Museo si può intraprendere un percorso che inizia dall’età preistorica a quella greca, all’età imperiale romana.

Casa Museo Regionale Giovanni Verga

La Casa Museo Regionale di Giovanni verga è un appartamento al secondo piano di un palazzo ottocentesco.

Qui lo scrittore trascorse la sua infanzia e dopo la morte del suo erede, Giovannino Verga Patriarca, la casa fu acquistata dalla Regione Sicilia ed aperta al pubblico dopo il restauro.

All’interno della casa sono custoditi gli arredi e i libri di Verga, tra i quali oltre 2600 volumi di Giacosa, Oriani, Rod, Capuana, Di Giacomo, Deledda, Marinetti, Borgese, Villaroel, e anche opere di autori russi e francesi come Turgenev, Dostoevskij, Tolstoj, Gorkij, Flaubert, Maupassant, Dumas, Zola.

In seguito alla morte di Giovanni Verga in Via S. Anna fu ritrovato anche ciò che restava della sua passione per la fotografia, lastre e pellicole che manifestano un interesse documentario.

Museo Regionale della Ceramica

Il Museo Regionale della Ceramica è ospitato in un edificio del 1965, al quale si accede tramite un portico ottocentesco molto suggestivo che circonda il “Teatrino”, una struttura architettonica costituita da una sequenza di scalinate con decori in ceramica.

Nel museo sono raccolti manufatti provenienti da tutta la Sicilia, attraverso i quali si ricostruisce tutta la produzione storica dell’isola, dalla preistoria agli inizi del novecento.

Particolare importanza hanno i manufatti di Caltagirone, anche oggi sede prediletta di produzione di ceramiche.

Museo Regionale di Adrano

Il Museo Regionale di Adrano è ospitato nel Castello Normanno, nella piazza centrale del paese. L’edificio mostra un grande torrione di 33 metri di altezza, circondato, dal XVI secolo, da un bastione con quattro torri angolari. Al secondo piano si trova una cappella, la cui abside è incassata nello spessore murario. Questo museo ospita i materiali provenienti da diversi scavi effettuati nel territorio di Adrano e dintorni.

L’esposizione inizia sin dall’ingresso del Museo, dove si possono ammirare due leoni di pietra lavica con gli stemmi del Casato Sclafani–Moncada, due nobili famiglie che governarono la città nel Medioevo. Nel corridoio esterno si trovano una statua di S. Nicolò Politi, antiche epigrafi, macine di pietra lavica e pezzi architettonici di pietra, e attraversandolo si accede ai saloni del piano terra, dove si può ammirare la notevole urna cineraria di età protostorica (X – IX secolo a. C.) proveniente da Paternò. All’interno del salone si trova anche una densa documentazione archeologica dell’antica città indigena del Mendolito di Adrano (VII-V sec. a.C.).

Terme della Rotonda

A nord del Teatro romano si trova l’edificio Terme della Rotonda.
Gli scavi che lo riguardano iniziarono subito dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale fu molto danneggiato, e furono diretti da Libertini che trovò, al di sotto dei pavimenti delle strutture di età tardo ellenistica, appartenenti ad un antico edificio termale. Attraverso gli scavi si scoprirono anche resti dell’età tardo imperiale (VI sec. d. C.) che fanno presupporre che l’edificio, in seguito ad un restauro, fu utilizzato come chiesa. Dell’antico edificio termale resta oggi una pianta circolare coperta da una grande cupola.

L’adattamento a chiesa cristiana è identificabile nei resti del pavimento posto alla stessa quota delle due nuove porte, nell’adattamento di una delle esedre in altare maggiore e delle due laterali in cappelle.

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